Una Terra di relazioni

davanti casa ritoccato

In un piccolo pezzetto di campagna, venuto fuori in un punto qualsiasi del nostro bel pianeta, vivono, vicini vicini, un piccolo gruppo di cavalli e un piccolo gruppo di persone. Lì c’è un’atmosfera bizzarra e le cose normali che succedono hanno un non so che di interessante… Sì, trovo che meritino di essere raccontate e spero che queste piccole storie possano lasciare anche a voi un’emozione, un’immagine, una sensazione, una riflessione, così come l’hanno lasciata a me.

Il piccolo branco di cavalli vive in un pascolo, che si stende proprio davanti ad una grande casa rosa, dove abita invece il piccolo gruppo di persone. Tra queste ci sono donne uomini, bambini e i fedelissimi cani, che sono praticamente inscindibili da quelle persone. Tra i cavalli ci sono sia maschi che femmine, alcuni più anziani, altri più giovani. I loro nomi sono singolari: ci sono Oskar e Wonder, due tipi scuri di pelo, abbastanza simili e sempre insieme come fidanzatini. Poi ci sono Grigio e Naexa, due buoni amici, lui giovane e aitante, lei molto più adulta. Entrambi si distinguono per una personalità spiccatamente calma e una sorta di naturale saggezza. Ma tra tutti, senza dubbi quello più sapiente e quello più in pace col mondo è Baroeska, un cavallo molto, molto anziano. La sua stazza fisica è enorme, il suo sguardo è sempre un po’ stanco, per gli anni che ha, ed i suoi movimenti, sono lenti e pesanti. Nonostante il divario di dimensioni, Baroeska è il più grande e migliore amico di tutta la famiglia umana. Loro lo amano particolarmente per la sua bontà, e provano una grande tenerezza per la mitezza e la simpatia del suo comportamento.

Oltre ai cavalli e alle persone vivono in quel pezzettino di terra, grandi querce, alcune con la corteccia rivestita da sughero, diversi lecci, pini, cipressi e centinaia di olivi. E una quantità indefinita di animali selvatici, dai topolini, alle cince, ai ricci, alle upupe, alle tortore e alle rondini, civette e chissà quali altre meraviglie nascoste e segrete!

IL SIGNOR GRIGIO HA PAURA

In un giorno come un altro  i grandi cavalli pascolavano insieme, nel grande prato davanti alla casa rosa. Mangiavano di gusto, scegliendo con le labbra i fili d’erba migliori. Erano, come sempre, molto coinvolti e concentrati in questa intensa ricerca, quando d’improvviso, il Signor Grigio alzò la testa. Sentì che qualcuno si stava avvicinando di sicuro si trattava di una persona, ma per capire chi fosse esattamente, protese il lungo collo sottile e il muso verso di lei. Cercava col naso di sentire qualcosa in più e con le orecchie, faceva lo stesso. Le teneva dritte dritte per captare ogni piccolissimo suono. E’ Caterina, capì! Si mise così a camminare verso di lei. Caterina era una delle più care amiche di quei cavalli. Amava passare il tempo con loro nel pascolo, per osservarli e comprenderli. Le piaceva molto massaggiarli, grattarli, ripulirli dagli insetti e dai parassiti e, quando era la stagione, rinfrescarli con l’acqua e aiutare i due più anziani a disfarsi del pelo vecchio per dare respiro alla pelle e al nuovo manto che stava per uscire.

Arrivarono l’uno vicino all’altra; lei accarezzò il signor Grigio, dal muso alla groppa, e lui fece altrettanto accarezzandola col muso dalla punta dei piedi fino ai riccioli della testa. I due amici erano contenti di ritrovarsi.

“Dai vieni con me! Ti porto in un posto qua vicino dove non sei mai stato!”

Caterina fece indossare una cavezza al signor Grigio e iniziarono a camminare.

Il tratto di strada da percorrere era breve, la nuova capanna da esplorare era ben visibile, lì a duecento passi. Tuttavia c’era qualcosa di nuovo e di strano per entrambi in quel cammino.

Procedevano un passo dopo l’altro, molto lentamente e guardandosi attorno. Camminavano vicini e Caterina aveva in mano una corda alla fine della quale c’era la testa del suo amico Grigio, questa era una strana, nuova situazione per lei. Il suo cuore era sereno, poiché lì accanto c’era lui. Ogni tanto sentiva arrivare la sua solita paura, che le sussurrava velocemente di stare attenta, che forse poteva accadere qualcosa di pericoloso per entrambi. Era il solito morso d’ansia e paura che tante volte l’aveva paralizzata. Stavolta no. Lo sentiva arrivare e mentre arrivava, lei non opponeva resistenza, bensì al contrario le spalancava le porte del suo cuore, per farla entrare, ed una volta che era entrata, puff! più nulla, era incredibilmente dissolta! Caterina sorrideva un passo dopo l’altro, stupita da questa nuova, strana sensazione. La paura tornava, lei la accoglieva, la faceva entrare e via scompariva! “Ma guarda te che cosa buffa ho imparato a fare! Se dovessi spiegare a qualcuno come si fa non saprei proprio cosa dire! Però lo so fare!”

Caterina si sentiva un po’ più piena di sé, un po’ più gonfia e leggera. Qualcosa di veramente buono era accaduto nella sua vita e lei ne era l’artefice sapiente e misteriosa!

grigio ritoccato

Poi guardò l’amico Grigio accanto a lei e osservò il suo comportamento. Le sue narici erano spalancate da profondi respiri come volessero arrivare lontano lontano. Il suo collo era teso e in avanti. Le quattro zampe e gli zoccoli, ben piantati al terreno pronti a scappare. “Il Grigio ha paura e sta in allerta!” Questo Caterina comprese dai segnali che lesse dal corpo del suo amico.

Il signor Grigio era in esplorazione. Da quella situazione alla cavezza con Caterina, ogni cosa già nota si palesava diversa ai suoi sensi. E nuove sensazioni sentiva provenire dalla sua amica. Pareva quasi che anche lui riuscisse a percepire quella oscillazione di paura e pace che si muoveva dentro di lei, e rimaneva attento ad ascoltare, un passo dopo l’altro e fermandosi ogni tanto. arrivarono più vicini alla nuova capanna, quella meta sconosciuta pulsante di stimoli nuovi, che si palesava di fronte a lui. Era tutto strano: odori nuovi, spazio diverso, mai visto prima, più forti e intensi si udivano da lì i rumori del bosco là vicino. Il signor Grigio si fermò accanto alla giovane donna e si mise ad ascoltare. Annusava l’aria, percepiva i suoni. L’espressione del suo viso non era turbata, ma presente. Pareva che ogni parte del suo grande e lungo corpo fosse perfettamente e armoniosamente collegata all’altra e che tutto lui stesso fosse lì, piantato profondamente a terra attraverso quelle sue quattro lunghe zampe possenti. E lì Caterina lo percepì come un tutt’uno di energia, corpo, mente e spirito!

Era immobile. Stava facendo entrare le informazioni dall’esterno per ascoltarle. Non avrebbe mosso un altro passo fino a che non avesse sentito di potersi fidare. Annusò… Drizzo le orecchie in ascolto… Annusò di nuovo… ancora una volta drizzò le orecchie… Bfff!! … sbuffò!

Poi distese e abbassò il lungo collo, avvicinando il muso e le grandi narici al terreno.

Da lì, dal suo centro, in sincronia col battito lento del suo cuore, il signor Grigio, riusciva ad osservare e ad ascoltare molto bene, le nuove sensazioni, i rumori, gli odori. Così riuscì ad entrare in contatto con una realtà mai incontrata prima. Poi dal centro profondo del suo essere affiorò quella sana e radicata fiducia in se stesso, che Caterina aveva ammirato altre volte nel grande amico Grigio. La fiducia, anche in quella circostanza, ebbe l’effetto di infondere dolcezza e benessere al suo corpo, facendolo muovere di un altro ultimo passo fondamentale!

Il signor Grigio e Caterina erano sotto una nuova capanna. Lei la toccò in ogni asse e in ogni angolo, per verificarne la solidità accompagnata dallo sguardo attento di lui che seguì ogni gesto, come per dare supporto.

Poi si sistemarono. Caterina liberò la testa del Grigio dalla cavezza e si mise a sedere a cavalcioni di una filagna. Lui rimase lì sotto e insieme si misero ad ascoltare quel momento e quella posizione nuova, dalla quale potevano vedere diversamente il pascolo dove stavano gli altri cavalli, il boschetto, la casa rosa e le grandi querce.

Rimasero lì sotto per un po’ a godersi una strana pace. Dopo poco Oskar e Wonder li raggiunsero, incuriositi anche loro dalla nuova capanna e interessati a quella compagnia. Il Signor Grigio consentì a Wonder di entrare, soltanto con la testa ed il collo. Nei confronti di Oskar invece fece chiara e spavalda opposizione. Con le orecchie schiacciate sulla testa fece diversi passi all’indietro nervosi, fino a spingerlo fuori con la sua possente groppa! Oskar roteò testa e collo in alto, offeso da quell’atteggiamento! Si alzò leggermente sulle due zampe posteriori e trotterellò intorno alla capanna portandosi proprio muso a muso con il Grigio. Da lì provò morderlo sul collo, ma niente, il Grigio fu più veloce ad allontanarsi e gli rispose con un morso a vuoto!

Hahahahah!!! Ecco era iniziato il solito gioco tra quei due! Che buffi in men che non si dica  sembrava che da cavalli adulti ritornassero ad essere puledri! In questo modo riuscivano sempre a trasformare la rabbia in un gioco, fatto di gesti rituali, di intenzioni potenti, che solo raramente lasciavano segni sui loro corpi, di morsi o altre ferite! Potevano volerci dei bei quarti d’ora ma quello era e rimane il loro efficace sistema di dare all’energia imprigionata nella rabbia di un momento una strada in cui liberarsi.

Caterina Lazzi
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Risalire, aprirsi e legittimare!

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Quattro anni fa, lessi in un bellissimo libro, che ognuno di noi è un progetto, è una strada da percorrere, da conoscere e vivere. Questa immagine mi aveva molto colpita, perchè mi pareva di averlo sempre saputo e di essere alla ricerca della mia strada da tanto, tanto tempo. Tuttavia ero certa di essere ancora molto lontana dal sentirmi dentro al mio progetto, nonostante le scelte, gli sforzi, i tanti cambiamenti. Mancava ancora qualcosa. Avevo la sensazione, in fondo in fondo, che mancasse qualcosa di molto sottile e allo stesso tempo sostanziale. Sì, di sicuro mancava il famoso ingrediente segreto. Mi sentivo nel caos, ma quello di cui sentivo la mancanza, non era l’ordine, bensì la calma, la mia calma. Mi sentivo piena di emozioni, sempre più incalzanti e invadenti. Ero piena di rabbia e di paura. Avevo bisogno di creare uno spazio vuoto da cui poterle osservare e farle mie, come segnali stradali lungo il cammino. Avevo bisogno di me. Non ero mai entrata in contatto con me stessa tanto a lungo da potermi conoscere. Come iniziavo ad ascoltarmi, una raffica di pregiudizi e sentenze troncavano sul nascere quella relazione. Lo stesso mi accadeva nella relazione coll’esterno, nel rapportarmi con persone, animali, lavoro ecc… Ma tutto questo non accade all’anima, allo spirito, all’energia, senza lasciare traccia sul corpo, per cui piano piano mi sono accorta che sul mio erano distribuite una serie di sensazioni a dir poco sgradevoli. Senso di soffocamento, schiacciamento, bruciore, prurito, martellamento. Ecco qua il punto da cui partire! Dalle sensazioni sparse in vari punti del corpo, sono risalita alla sorgente da cui in automatismo sgorgava la mia inconscia repressione contro di me: le emozioni. Nel mio caso paura e rabbia erano i principali ostacoli all’ascolto, all’apertura, ad assecondare, a legittimare le esigenze e le priorità del mio essere. Incontrare l’emozione, partendo da una sensazione, significa dare a quest’ultima pieno ascolto, farla parlare liberamente, dandole la propria voce, in modo possa indicarti la direzione da seguire. Significa imparare ad accettare che in ognuno di noi vivono parti, cui solitamente, con l’educazione, togliamo spazio come per l’appunto la paura e la rabbia. Col tempo disimpariamo a contenerle, anzi ci rifiutiamo di contenerle e vanamente ci affatichiamo a respingerle, a metterle a tacere. Ci alleniamo ad ignorare le sensazioni che esse agiscono su di noi, e sul nostro corpo. Ci illudiamo che sia meglio così, ed è proprio in questo modo che ci perdiamo. La complessità di parti che compone la nostra unità, per sua natura non contempla amputazioni, bensì integrazioni. Se cambiamo atteggiamento e rendiamo accessibile ogni parte e ci radichiamo profondamente in esse entreremo in contatto con la nostra essenza e con la sua autentica energia. Solo oggi ho scoperto che è possibile trovare in ogni emozione, terreno buono in cui affondare radici e trarre da lì energia nuova. Il mio percorso per arrivare a capire che non avevo bisogno di nessun ingrediente segreto, è quasi impossibile da raccontare; è totalmente irrazionale ed illogico. So solo che lo sento interamente parte di me.

GIOIA SUL PRATO

Quando Gioia, la mia bimba, aveva sette mesi, ha iniziato a conoscere l’erba  del prato ed i suoi abitanti. Non posso non osservare come la più piccola foglia d’erba, il più insignificante fiorellino, o i giochi degli animali, i nostri cani o i passerottini che vivono intorno a noi, abbiamo per lei, un enorme potere stimolante. Ne è attratta ed incuriosita! E’ una divoratrice di stimoli, ne ha un bisogno fisiologico, come del latte di cui si nutre. La relazione col mondo esterno è per lei un esigenza e la sua capacità di entrarci in relazione è straordinaria. La sua pura curiosità si esprime in un interazione semplice, immediata, sensoriale. A guardarla pare proprio che assorba le caratteristiche di ogni  piccolo grande elemento, che tocca, che osserva, che assaggia, per non parlare di quello che assimila dalle persone. Sono molte quelle con cui è entrata in relazione ed in lei non ho mai visto un atteggiamento, prevenuto o stereotipato. Lei osserva, sente, ascolta, assorbe ed interagisce. Tutto questo non suona nuovo a chi ha dei figli o a chi a che fare con i bambini, ma per me è una scoperta stimolante ed entusiasmante.

Mi pare che lei, che è già una personcina piccolissima, lì seduta in mezzo al prato, sia in armonia e che per lei questa armonia sia come nutriente ed appagante.

Se ne sta seduta, calma, serena, accesa e piena!

 

 

IL POTENZIALE DELLE DIFFERENZE

La diversità è parte fondante di ciò che siamo. La diversità di mente e corpo; la diversità di sensazione e cognizione, di istinto e comprensione. La creatività è il connubio dei due e più mondi, profondamente diversi, che alitano in noi, talvolta silenziosi, talvolta ruggenti. Il nostro potenziale creativo, come esseri umani necessita di mente e corpo per darsi espressione. Tanto il corpo che la mente possono lavorare creativamente, immaginando, sentendo, plasmando, cullando, amando, la vita che portiamo dentro, all’unisono, con linguaggi e modi totalmente diversi. Imparando ad ascoltarli, senza giudizio, possiamo metterli in comunicazione, l’eco di questo nuovo contatto, arriva a sollecitare ogni parte del nostro corpo, portando ovunque benessere e generando altri nuovi contatti tra altre parti diverse. Da questo semplice gesto si possono generare azioni e scelte nuove, che ci permettono di cambiare d’abito rimanendo ciò che siamo, sempre più vicini alla nostra essenza.

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IL TAI-CHI NEI MIEI CAVALLI

Quella che segue è la descrizione di un’esperienza difficilmente spiegabile, difficilmente condivisibile. Le sensazioni di per sè sono difficilmente descrivibili, quelle che seguono lo sono a maggior ragione. Provo comunque a farlo, sperando di rendere almeno un pò l’atmosfera che ho respirato quel pomeriggio. Ringrazio anticipatamente tutti, ma proprio tutti, i presenti (olivi, sughere, garzette, e tortore compresi!)

APPUNTI DI UN ESPERIENZA:IL TAICHI NEI MIEI CAVALLI

Lo scorso sabato 8 giugno io e Manuel ci siamo trovati con alcuni amici a Lupacama, per sperimentare un’attività con i cavalli. Daniele è il mio insegnante di Tai-chi, è venuto con Margherita a praticare tra i miei cavalli. Lo avevo invitato mesi fa e dopo una lunga attesa per trovare un buon week end, senza pioggia, finalmente sono arrivati. E’ vestito di nero, con il tipico abito cinese; non conosce i cavalli, non si è mai trovato nella situazione di relazionarsi a loro, ma il suo atteggiamento è molto spontaneo e gentile, piuttosto aperto e rilassato. Anche per Margherita è la prima volta con i cavalli; è curiosa e attenta, disponibile e fiduciosa.

Io sono emozionata, vorrei creare una situazione adatta a fare sì che tutto si svolga al meglio. Incomincio a pensare a cosa potrebbe andare storto, temo che Daniele possa trovarsi in difficoltà, o avere paura e cerco mentalmente il modo di organizzare l’incontro, tra lui, i cavalli e il taichi. La mia attenzione è focalizzata sul tenere sotto controllo la situazione: nessuno, né lui, né gli animali, si deve sentire in difficoltà! Mentre sono presa da questo pensiero forse sono la prima e l’unica ad essere in difficoltà quel pomeriggio!

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Ad un certo punto partiamo! Daniele entra nel campo dove Grigio, Naexa, Oskar e Wonder stanno pascolando. Si fa un giro a piedi, lentamente, poi trova un posto adatto e comincia a praticare. Inizia con l’Yi Gong, poi passa al Qi-Gong. Io, Angela, Margherita e Manuel siamo esterni al campo e osserviamo; alle nostre spalle, Baroeska pascola, ha preferito rimanere fuori dal campo, ma nelle vicinanze. Lentamente anche io inizio a rilassarmi, a scendere dentro quella situazione.

I cavalli sono in ascolto. “Osservano” col naso, le orecchie, la pancia, tutto ciò che è intorno a loro: Daniele, Baroeska, noi osservatori e Manuel, anche lui entrato nel campo, per poter fare meglio le foto. Sono scrutatori discreti; rimangono uniti mentre mangiano e assimilano tutto il possibile da quella nuova situazione. Dopo pochi minuti un un aereo ultraleggero passa sulle nostre teste, a bassa quota, guidato da Roberto, il babbo di Manuel, (nonché mio suocero). Passa un paio di volte sopra di noi per salutarci e noi da terra ricambiamo a braccia aperte. E’ bello e  impressionante il rumore che fa quando ci passa sopra, la mia preoccupazione iniziale si trasforma in un sorriso di stupore. Anche Daniele sorride, mentre continua a praticare; i cavalli alzano le teste da terra in ascolto, qualcuno di loro si preoccupa un po’, qualcun altro rimane sereno.

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Ritornata la calma, l’attenzione del Grigio si porta intensamente su Daniele. Lo osserva e lo ascolta quasi con stupore. Lentamente si porta vicino a lui… poi gli si mette proprio davanti, ad osservarlo… Allunga il collo e porta la sua delicata testa grigia tra le mani di Daniele. Rimane lì per qualche secondo, con la sua calma presenza imponente, mentre Daniele non muta la sua posizione e si gode quel momento. Infine gli tocca col muso una mano. Appagata la sua curiosità riprende a mangiare, mantenendoglisi vicino, tanto da poterlo ancora toccare, come per consolidare quella relazione di amicizia appena nata.

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Più tardi Daniele continua a praticare, la sensazione che ho potuto registrare fino a questo punto è di pienezza. Pienezza nella quiete e pienezza nel movimento, di ogni persona e animale, del vento, dei rami degli alberi che si muovono, degli uccelli che passano in volo sopra le nostre teste (aereo compreso!). Pienezza che fluisce lenta e leggera, che circola, trasformando un equilibrio in un altro. A un certo punto mi accorgo che i cavalli hanno bisogno di tornare verso la capanna, le mosche li infastidiscono non poco. Naexa inizia a galoppare per mandarsele via, gli altri la seguono, pare, per solidarietà. Tutti e quattro galoppano scuotendo le teste e sferzando le code a destra e sinistra. Galoppando creano un movimento circolare in cui Daniele e Manuel, vengono coinvolti, quasi abbracciati, senza essere sfiorati. L’uno continua a praticare, l’altro è accoccolato a terra, partecipe soddisfatto di tutte le azioni. Da fuori, per un attimo, ho il timore che qualcuno venga travolto, poi mi accorgo che ogni traiettoria è calibrata e sia Manuel che Daniele sono sereni. Decido, comunque, di aprire il cancello ai cavalli per farli rientrare alla capanna e trovare un po’ di agio. Dopo poco anche Daniele finisce di praticare. Lui e Manuel vengono verso di noi, sorridenti, con gli occhi luminosi. Mi colpisce molto una considerazione di Daniele: “La percezione che si ha, di tutto il contesto, praticando là in mezzo, è molto amplificata. Avevo una visione globale di tutta la situazione, molto più di voi che stavate osservando e potevo cogliere i dettagli. L’aereo arrivato dalle spalle. Il Grigio, fantastico, che ha aspettato, mi ha toccato e poi è rimasto là. Non ero preoccupato, sentivo le cose accadere anche dietro di me.” Parla con un bel sorriso, semplicemente e con spontaneità. Manuel conferma, la sua sensazione è di aver agito essendo lì con la presenza, col suo peso, la sua posizione esattamente come ogni altro di noi, lì presenti. Che loro abbiano vissuto e compreso questo per me è un grande, bellissimo regalo, che mi rende felice!

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Questa esperienza mi ha fatto capire meglio degli aspetti del taichi. Ho compreso come questa disciplina sia una reale forma di meditazione che parte dal corpo per coinvolgere ogni satao del nostro essere . Una forma di movimento dell’energia umana che praticata, fuori da una palestra, in un campo, in un contesto ricco di vita acquisisce il potere di strumento di dialogo ed interazione con questa stessa vita nelle sue molteplici sfaccettature. Si è creata un’attività intensa e delicata che ha coinvolto tutti, Daniele, Manuel, i miei cinque cavalli, Angela, Margherita e me ad un livello leggero, ma, allo stesso tempo, intimo e profondo, armonizzando le percezioni di ognuno e sollecitando la sfera cognitiva ad un livello diverso. E’ stata una forma di interazione uomo cavallo assolutamente fuori dal convenzionale!

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Cosa intendo per “Natura creativa”

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Creativa è la natura umana ed in particolare quella della donna. Tutto parte dal nostro ventre, capace di generare portare e crescere una nuova vita al suo interno. Questo potenziale creativo si riflette nella razionalità e nell’istinto femminili ed è ciò che caratterizza e guida il nostro agire. La natura di ogni donna ha in sè il seme di una creatività a tutto tondo. Le donne sono potenzialmente tutte quante capaci di creare armonia e bellezza, in qualunque campo espressivo, dalla cucina, all’arte, dalla cura della famiglia e dell’ambiente domestico, alla cura della società nella quale vive, come in ogni altro settore. Questo potenziale straordinario rimane spesso inespresso nella nostra società della fretta, della produzione, del consumo e dell’accrescimento. Poiché viene portato in secondo piano il tempo dilatato dell’ascolto, dell’osservazione, del contatto, della cura, a vantaggio del tempo contratto del fare per accumulare. Fare per colmare, per mettere a tacere i nostri bisogni, le nostre mancanze, che paradossalmente non abbiamo tempo di ascoltare e conoscere veramente. Questo saprebbe fare ogni donna, comprendere e donare e quando non lo fa, forse è perché crede di non avere l’energia (oltreché il tempo) per farlo. In realtà il vero inghippo è che noi donne conosciamo pochissimo noi stesse, la nostra natura, il nostro potere. Credo che sarebbe bellissimo iniziare a farlo. Per questo dovremmo capire da dove proviene questo potere. Secondo alcune culture nativo americane esso deriva dalla Natura e dalla Terra.

Creativa è la Natura stessa, che altro non è che Vita espressa nell’infinita varietà di esseri viventi (uomo incluso) gli uni collegati agli altri, in una rete di reciproco scambio, influenza e condizionamento. Creativa è la Terra, che custodisce la vita di ogni seme. La donna, che è legata, intimamente, alla creatività della Natura e della Terra, ha la capacità di interpretarla e perpetuarla nella propria vita, in tanti modi diversi. Così la Natura e la Donna hanno una relazione speciale, di cui oggi, nella nostra cultura è rimasto ben poco. Ma basterebbe iniziare ad andare a ricercare nella memoria di qualche nonna degli inizi del novecento, vissuta in campagna, per scoprire usanze, conoscenze, gesti e pratiche, che testimoniano l’esistenza del prezioso legame tra la donna e la terra, gli animali, l’acqua, le piante, i figli, le altre donne. Un patrimonio che con il progresso è andato scomparendo, perché non era più utile alle donne moderne. Queste oggi vivono in città, lavorano in posti che prima erano ricoperti solo da uomini e devono preoccuparsi di correre per riuscire a fare conciliare tutto, lavoro, casa, famiglia, interessi. E’ così che è venuto a mancare il tempo e l’interesse all’ascolto, all’attenzione ai particolari della vita di loro stesse e delle persone a loro care.

Personalmente ho, da sempre, sentito un richiamo forte a ricostruire il mio legame con la natura. Tanto forte da viverlo come un impegno, un dovere verso me stessa. Forse perché è proprio a me che dovevo arrivare. La scarsa conoscenza di me stessa, delle mie esigenze, delle capacità del mio corpo e del mio cuore, della mia volontà, mi procurava profonda insicurezza, scarso amor proprio, caos mentale, dispersione di energia in scelte e azioni confuse e controproducenti.

Ho percorso varie strade seguendo il desiderio di contatto con la natura e… ad un certo punto l’integrazione dell’una con l’altra ha dato i suoi frutti. Ho trovato l’amore, a cui dedicare il mio ascolto, la mia attenzione e dedizione. L’amore prima di tutto verso me stessa, subito dopo verso l’altro: la mia bambina e suo padre, l’uomo con cui vivo e con cui desidero di rimanere il più a lungo possibile. L’amore verso la terra, verso l’equilibrio fantastico che tiene insieme la biodiversità del nostro pianeta. L’amore per gli animali, per quelli che vivono con me e per quelli che vivono intorno a me, anche molto lontano. L’amore per ciò che di amabile c’è in noi esseri umani: la nostra fragilità e il nostro potere creativo.